“BIALETTI MODEL DEPT” , IL NOSTRO TEST DI QUESTA ORIGINALE CAFFETTIERA.

Bialetti Model Dept

Una caffettiera molto particolare, che non avevamo mai provato prima che il nostro amico Andrea Pettinari, superbarista pioniere del movimento Specialty Coffee in Sardegna dove nella sua caffetteria “Caffè dell’Arte” ha introdotto da alcuni anni caffè di singola piantagione in espresso ma anche con estrazioni alternative quali l’Aeropress, il V60..

Lasciamo la parola ad Andrea e al racconto dei test effettuati con la “Bialetti Model Dept”.
Il primo incontro con questa “moka” di una notissima azienda è avvenuto per caso. Un’amica e cliente, vedendomi eseguire un’estrazione in V60 si è ricordata di avere a casa uno “strano aggeggio” che “somiglia a una moka”, ma a parole non siamo riusciti a venire a capo della situazione.
Il giorno successivo io e questa “moka” abbiamo finalmente fatto conoscenza.
Il modello sembrerebbe chiamarsi “Bialetti Dept Model”, come riportato sul fondo dello strumento. Presenta un corpo principale diviso in due parti, quella inferiore in acciaio inossidabile e quella superiore in plastica rigida semitrasparente.
All’interno non vi è nessun componente “fisso”, ma l’estrazione vera e propria avviene grazie a un secondo componente formato da un tubicino metallico e un “cestello” composto quasi interamente da parti metalliche traforate che fungono da filtri.

Bialetti Model Dept

Dopo averla studiata bene, e grazie a qualche ricordo della nostra amica, abbiamo capito che sostanzialmente il funzionamento della “Dept Model” è piuttosto semplice. L’acqua che viene scaldata nel corpo principale risale attraverso il tubicino metallico e “cade” sopra il caffè, infondendolo.
Sembrerebbe quindi un processo quasi ibrido tra una moka tradizionale e una napoletana, se non fosse che ci siamo accorti che l’acqua, dopo aver attraversato il caffè, torna nel corpo principale e ricomincia a scaldarsi, risalendo nuovamente attraverso il tubicino.

Bialetti Model Dept

Per le nostre prove abbiamo utilizzato un monoorigine brasiliano tostato da espresso, e ci siamo orientati su una macinatura simile a quella della french press, prendendo in considerazione la foratura dei filtri.

Abbiamo utilizzato una brew ratio di 60 grammi/litro, utilizzando quindi 30 grammi di caffè per mezzo litro d’acqua.
Per evitare di scaldare troppo lo strumento, abbiamo preriscaldato l’acqua, quindi una volta versata nel corpo principale abbiamo aggiunto il componente interno e abbiamo acceso il fuoco con una fiamma medio-bassa.

Bialetti Model Dept

Dopo circa un minuto e 45 l’acqua ha cominciato a fuoriuscire dal tubicino e abbiamo dovuto chiudere il coperchio, scoprendo con interesse che la piccola cupola trasparente serve a distribuire più uniformemente gli zampilli d’acqua.

Per la prima prova abbiamo lasciato la Dept Model sul fuoco per un totale di 3 minuti, ma il risultato è stato quello di un caffè decisamente sottoestratto sotto tutti i punti di vista.
Alla seconda prova abbiamo deciso di arrivare a un tempo totale di 7 minuti, che invece ci ha regalato un’estrazione decisamente diversa.

Bialetti Model Dept

Il caffè che abbiamo ottenuto ha sicuramente un buon corpo, ma, complice l’eccessivo calore e il fatto che il caffè sia “risalito” nuovamente al posto dell’acqua pulita ha contribuito a una decisa sovraestrazione che dava l’impressione generale di un caffè estratto con una moka tradizionale troppo carica e poi allungato con un po’ d’acqua bollente.

Per il terzo tentativo ci siamo concentrati sul fermare l’estrazione nell’istante esatto in cui ci fosse sembrato che dal tubicino non uscisse più acqua pulita, ma caffè. Il tutto ha richiesto un tempo totale di 4 minuti e mezzo, e in questo caso abbiamo ottenuto il risultato migliore delle tre prove.

Bialetti Model Dept

Non è stato un caffè che ci ha regalato momenti indimenticabili, ma sicuramente con questo terzo esperimento abbiamo potuto riconoscere i sentori di caramello di questo caffè, seppur non incredibilmente marcati. Il corpo si potrebbe definire buono, ma sicuramente inferiore a quello di una french press, e abbiamo riscontrato un po’ di particolato, ma in quantità trascurabili.

Per il momento questo è il meglio che abbiamo potuto fare nello sperimentare questo curioso strumento, che pur non essendo a nostro avviso il punto di arrivo nell’home brewing, probabilmente potrebbe regalare un caffè particolare a chi avesse voglia di sperimentare nuove brew ratio, granulometrie e tempistiche.
simone

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