IL CAFFÈ SUBLIME DI LAVAZZA IN STAZIONE

Wednesday 03rd, February 2016 Scritto da
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L’espresso ….sublime

Partire al mattino presto in treno vuol dire spesso, per molti di noi, caffè in stazione, e le parole “caffè in stazione” possono suonare molto sinistre per chi, come noi, si diletta a cercare l’eccellenza nell’espresso.

Stavolta però, nel bar della catena “Chef Express” ci aspettava una sorpresa: alla cassa, alla mia richiesta di un’espresso mi hanno proposto il caffè “Sublime 100% arabica” al prezzo di 1,30.

Hai visto mai, mi sono detto, sta a vedere che questo grande movimento sul caffè di qualità ha portato innovazione anche nei luoghi dove il caffè è davvero catena di montaggio.

Preso quindi lo scontrino alla cassa vado al banco e chiedo per il Sublime.

L’addetto lo macina con un macinacaffè on demand di lato a quello principale, ma qui cominciano le dolenti note:  filtro non pulito ne doccette spurgate, pressatura men che abbozzata.

L’espresso viene servito in una tazza di vetro abbastanza larga, scelta non so quanto buona, per una tipologia di caffè (larghissimamente definito come “arabica” ) che notoriamente non dona grande cremosità all’espresso.

Messomi da parte (non è carino farlo di fronte al barista..) ho analizzato la bevanda servitami. La crema, come vedete dalla foto, era chiara e senza nuances particolari (non buon segno questo). Al naso invece il caffè manteneva quello che prometteva il cartellone pubblicitario alle spalle della macchina: note di caramello e di tostato, che raccontano di un largo uso di arabica naturale, probabilmente Brasiliano.

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Lavazza sublime

Si comincia a soffrire sul serio quando il caffè si comincia ad assaggiarlo, e ci si sorprende nel trovare una arabica che non conosce la parola “acidità” ma anzi coniuga alla grande le parole “amaro” e perfino “astringenza”  (come sempre il nostro assaggio è fatto secondo le modalità di espresso tasting di SCAE che trovate qui ).

Per levarci la curiosità siamo andati a vedere il sito di Lavazza, dove “Sublime” (il nome fa un po’ Nespresso?) risulta come una delle nuove miscele della casa piemontese, risulta preparato con caffè brasiliani come immaginavamo e risulta anche afflitto (si, questa è la parola giusta) dalla famigerata “tostatura lunga” (ma lunga quanto? E perché?).

Peccato, una occasione sprecata per un caffè che non vale un voto oltre il 5 e mezzo e che un bar, finanziamento e macchine a parte, non dovrebbe pagare oltre i 12/13€ al chilo…

simone

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3 Comments on “IL CAFFÈ SUBLIME DI LAVAZZA IN STAZIONE

  • Carlo Cesare Pistarini

    Incredibile come un articolo possa essere ” di parte”. Stupisce che chi si definisce MASTER BARISTA, sia palesemente soggettivo nei giudizi ed offra ai lettori una distorta e artefatta realtà . Caro Simone, ma lei pensa veramente che il non addetto ai lavori, leggendo il suo articolo possa capire che ” filtro non pulito, doccette non spurgate, pressatura meno che accennata ” sono ATTIVITÀ CHE VENGONO SVOLTE DA UN ADDETTO AL BANCO BAR ? e che dunque NULLA hanno a che fare con la qualità di una miscela? Parla poi di Arabica naturali Brasiliani come se queste origini fossero meno che mediocri. Pensavo esattamente il contrario. Probabilmente per Lei, una Robusta Vietnamita offre migliori prospettive di riuscita dopo una tostatura lunga ( in effetti una qualsiasi Robusta crema diversamente rispetto ad una Arabica ). Ma come lei mi insegna, la crema deve amalgamare nell’ espresso aromi corposita’ e gusto. Non basta una crema spessa e persistente per giudicare se un caffè e’ buono o e’ una ciofeca. Fantastico poi il suo giudizio, prodotto insufficiente e che ( ma come ha fatto a calcolarne i costi ) ” varrebbe” non oltre 12/13 € al kg. Mi creda, rimango stupito, l’ oggettività dovrebbe essere alla base di ogni recensione, oltre che fondamentale nell’ importante compito di formazione che un professionista come Lei può dare.
    Distinti saluti. Carlo Cesare Pistarini.

    Reply
    • Gabriele

      Gentile Signor Pistarini,
      mi chiamo Gabriele, e sono a persona che ha scritto questo post. Ammetto che ho dovuto leggere più volte la sua appassionata replica per cercar di capirne bene i termini, che ad una prima lettura mi risultavano abbastanza oscuri; vediamo se ho capito bene.
      Ci accusa di aver parlato di ”filtro non pulito, doccette non spurgate, pressatura meno che accennata” ad un pubblico di lettori non competenti? Su questo blog abbiamo da anni a pretesa di parlare di brewing, di competizioni e di varietà del caffè, pensare che i nostri lettori non sappiano cos’è una pressatura per l’espresso ci sorprenderebbe; sono invece certo che ne siano perfettamente a conoscenza, e sappiano anche che un barista maldestro o affrettato molto può danneggiare la miscela che usa.
      Mi accusa anche di aver detto che preferisco una robusta Vietnamita (Dio mi scampi) ad una arabica Brasiliana. Ecco, qui davvero ho dovuto leggere più volte il post per capire dove avevo scritto qualcosa del genere (e se qualcuno mi indica questo passaggio lo ringrazio). Credo semmai di aver scritto che se le note aromatiche di questo caffè erano interessanti (peraltro erano quelle citate nella pubblicità dalla sua azienda, la Lavazza) molto si era perso in assaggio gustativo (e qui lascio, a chi si diletta di tostatura, capire a che passaggio della filiera si è interrotta la catena della qualità).
      Mi accusa anche, sempre se non sbaglio, di aver sostenuto che “basta una crema spessa e persistente per giudicare se un caffè e’ buono o e’ una ciofeca” e qui credo che basti andarsi a leggere i post introduttivi all’assaggio che abbiamo pubblicato per capire che da anni combattiamo la crociata contro la diffusa scempiaggine che recita “lo zucchero che non affonda fa il caffè buono”. Credo invece di aver scritto semplicemente che forse si sarebbe potuta preferire una tazza più stretta per esaltare la cremosità di un caffè che, come giusto che sia, non ha nella crema il suo punto di forza.

      Ma diciamoci la verità signor Pistarini, queste critiche sono lievi brezze per una azienda come quella per cui lei, se non sbaglio, svolge la mansione di capo area, brezze che non solleticano nemmeno la grandezza di un simile marchio globale.
      No, il callo che questo post le ha pestato dolorosamente non ha a che fare con pressature e arabiche (di Lavazza avevamo già scritto in questo blog e non ve ne siete nemmeno accorti) il callo ha a che fare con il prezzo.

      A quotare questa miscela sui 12/13€ ci sono arrivato interpolando altre miscele di piccoli torrefazioni, italiane ed estere, e confrontandone la qualità, ma qui voglio fare davvero un passo indietro, come lei mi intima, e non dare di questo prodotto un prezzo commerciale, diciamo da supermercato. Partiamo invece alla rovescia.

      Un caffè verde arabica brasiliano, come quelli che il vostro sito (e le note organolettiche della tazza) indica, si trova di solito, da importatori italiani, a 3/4€ al chilo. In tutta onestà credo che Lavazza, con le immense quantità di caffè che lavora e considerando che probabilmente si produce la maggior parte del caffè nelle sue proprie piantagioni, paghi questo caffè molto meno, probabilmente sui due Euro, ma lasciamo fare.
      Siamo a quattro € al chilo quindi per il verde, che in tostatura, lo sappiamo, perde circa il 15% del peso, con un prezzo che sul tostato arriva circa a 4.70€ al chilo. Aggiungiamo volentieri (e anche qui credo di star largo) un Euro per impacchettamento e trasporto. Siamo a 5.70.
      Non voglio a questo punto essere io a dire quanto deve costare questo caffè, sarà semmai il barista, a dire quanto Lavazza deve guadagnarci.

      Rimango a sua disposizione per qualsiasi confutazione.
      Rispettosamente, Gabriele Cortopassi.

      Reply
  • Paolo bongustaio

    comunque io non voglio fare l’avvocato del diavolo ma doccette non spurgate equivale a preinfusione fallita , poco pulite equivale a caffe rancido se non addiritura salato , e’ inutile avere un macchinone super professionale a dieci doccette se poi abbiamo un ragazzotto mal formato al bancone , il caffe fara’ in ogni caso abbastanza schifo ..

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